Covid-19 e suicidio: “nei prossimi mesi sarà molto importante sostenere la salute mentale”

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Molti specialisti e alcuni studi epidemiologici hanno messo in luce, nel corso degli ultimi mesi, la necessità di prestare una particolare attenzione, oltre che alla salute fisica, anche alla salute mentale della popolazione durante e dopo la pandemia da Covid-19. Ricerche cinesi e italiane in particolare hanno mostrato elevati tassi di prevalenza di alcuni disturbi, come ansia, depressione e insonnia legati alla pandemia e livelli preoccupanti di sintomi da stress post traumatico tra gli operatori sanitari, sopratutto coloro che hanno affrontato l’emergenza in prima linea.
La situazione di crisi, secondo alcuni esperti, potrebbe portare anche ad un aumento del rischio di suicidi. Un articolo pubblicato ad aprile sulla rivista Jama Psychiatry parlava della tempesta perfetta, di tutti i fattori concomitanti che possono incidere negativamente sulla salute mentale durante e dopo l’emergenza sanitaria. La paura, l’isolamento, la distanza dagli altri, ma anche lo stigma verso le persone affette e le loro famiglie e, in futuro, la perdita di lavoro e i problemi finanziari possono essere tutti dei fattori di rischio.

Ci sono dei dati che suggeriscono che il numero di morti suicidi sia aumentato negli Stati Uniti durante la pandemia del 1918-19 e ad Hong Kong durante l’epidemia di Sars nel 2003. Nel 2008, la crisi economica ha portato ad un aumento del rischio di suicidio associato alla disoccupazione del 20-30%. Ci troviamo di fronte ad una pandemia che, al 10 giugno, ha colpito oltre 7 milioni di persone, causato oltre 400.000 decessi e coinvolto 216 Paesi, con conseguenze economiche importanti, ancora da valutare. L’international Labour Organization ha stimato, a marzo, una perdita che varia tra i 5,3 e i 24,7 milioni di posti di lavoro.
Al momento non disponiamo di dati epidemiologici che indichino se durante il lockdown il numero di morti per suicidio e i tentativi di suicidio siano effettivamente aumentati, ma sono in corso diversi studi e le prime risposte arriveranno probabilmente nei prossimi mesi. Nonostante l’assenza di dati elaborati, alcuni specialisti osservano un aumento degli eventi nel mese di maggio.

“Nel momento in cui è finito il lockdown, questo periodo di sospensione surreale, è stato necessario fare i conti con la realtà, e proprio per questo motivo potrebbe essersi verificato il tracollo di alcune persone che, dopo aver superato la fase più dura, dell’isolamento, si sono trovate di fronte a prospettive incerte e difficoltà economiche e lavorative”, ha sottolineato la dottoressa Wilma di Napoli, Co-Responsabile territoriale del Servizio di salute mentale di Trento e coordinatrice per l’Azienda Provinciale Servizi Sanitari del progetto provinciale di prevenzione del suicidio “Invito alla Vita”. “Molte persone nuove hanno avuto accesso ai servizi psichiatrici e alcuni pazienti mi hanno confidato di aver pensato, con il lockdown, che per loro sarebbe stata la fine. Si sono proiettati in un futuro in cui avrebbero potuto perdere il lavoro e la casa”.
Nonostante tutte queste sfide, e proprio perché ci si rende conto dei fattori di rischio, ci sono delle opportunità per migliorare la prevenzione, come sottolineano gli autori dello studio di Jama.
Bisognerà essere particolarmente attenti nei prossimi mesi, alla salute mentale della popolazione. In particolare quella delle persone più fragili, dei giovani, “anche se molti hanno reagito bene, perché abituati a comunicare in modo virtuale”. Per questi giovani, comunque, le relazioni sociali sono estremamente importanti. Attenzione poi al ruolo dei media e all’informazione. Il bombardamento mediatico degli ultimi mesi può sicuramente contribuire ad alimentare ansie e paure, per questa ragione “in una sorta di vademecum per far fronte ad ansia e depressione in questa fase, l’EDA Italia Onlus per la lotta alla depressione ha precisato l’importanza di informarsi ma su siti affidabili e di evitare notizie che facciano sentire in ansia e in difficoltà, ritagliando sempre del tempo per se stessi e per sentirsi bene”.
In generale “nella nostra Italia, così provata dalla pandemia, sarà importante trovare elementi di coesione sociale. Anche perché, anche prima della pandemia, erano emersi degli studi che facevano emergere l’infelicità e la sfiducia rispetto al futuro degli italiani rispetto alle altre popolazioni europee”, ha sottolineato di Napoli. “Sarà importante pensare alla salute mentale, a livello di servizio pubblico e potenziare mutualità e associazionismo”. (tratto da Popular Science).


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