La depressione: la fatica di essere sé stessi

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La Depressione, già a suo tempo definita come melanconia o distimia , è un’alterazione del tono dell’umore (in greco thumòs) verso forme di tristezza profonda con riduzione dell’autostima e bisogno di autopunizione. Quando l’intensità della depressione supera certi limiti o si presenta in circostanze che non la giustificano diventa di competenza psichiatrica, dove si distingue una depressione endogena che, come vuole l’aggettivo, nasce “dal di dentro” senza rinviare a cause esterne, e una depressione reattiva che è patologica solo quando la reazione ad avvenimenti luttuosi o tristi appare eccessiva o sproporzionata.

La depressione ha nell’euforia, che quando è spiccata assume le forme della mania, il suo contrario.

Quando depressione e mania si presentano in fasi alterne si parla di disturbo bipolare.
E’ utile ricordare l’esistenza di reazioni a gravi eventi stressanti e sindromi da disadattamento e le forme su base organica (neurologiche, endocrinologiche e iatrogene, cioè legate ad alcune categorie di farmaci assunti per altre patologie).
Possiamo distinguere i disturbi depressivi in episodi depressivi singoli, forme ricorrenti e disturbi persistenti ognuno dei quali si può presentare in forma grave, media o lieve.
Mentre la pura e semplice demoralizzazione può interessare praticamente il 100% degli esseri umani in qualche fase della loro esistenza, si calcola che le persone che soffrono di sintomi di depressione anche di grado clinicamente non rilevante siano circa il 13-20% della popolazione. I pazienti invece con disturbi depressivi che rientrano in una delle categorie diagnostiche sopra accennate sono circa il 2-9% della popolazione.

Il disturbo depressivo è noto fin dall’antichità ma solo negli anni ’70 del secolo scorso la psichiatria dimostrò che si trattava del disturbo mentale più diffuso nel mondo. Anche i media non esitano ad esibirla come malattia di moda, una sorta di male dei nostri tempi. “La fatica di essere se stessi” (Alain Ehrenberger) è intrinseca, strettamente legata ad una società come quella contemporanea, dove le norme della convivenza civile non sono più fondate sui concetti di colpevolezza e disciplina, ma sulla responsabilità e sullo spirito di iniziativa.

In un contesto in cui l’individuo è schiacciato dalla necessità di mostrarsi sempre all’altezza, la depressione non è che la contropartita delle grandi riserve di energia che ciascuno di noi deve spendere per diventare se stesso.

Credere nelle possibilità infinite delle neuroscienze e della farmacologia, che pure hanno fatto passi da giganti con la scoperta di farmaci sempre più efficaci e con meno effetti collaterali, è cosa del tutto dereistica.
Oggi, nessun psichiatra rinuncia alla prescrizione di farmaci psicotropi ma solo se la somministrazione farmacologica è inserita nel contesto di una relazione interpersonale (fra paziente e medico) è possibile arginare le motivazioni interiori (soggettive) e sociali che stanno a fondamento della depressione.
Le attuali conoscenze sulla interazione tra biologia e psicologia rendono possibile un approccio veramente integrato alla terapia.